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martedì 18 gennaio 2011

Intervista a Marchionne: "Salari più alti e migliori condizioni lavorative"

In questo periodo l'amministratore delegato di Fiat-Chrysler ha rilasciato molte interviste riguardanti modelli futuri e prodotti del gruppo. Il quotidiano "Repubblica" però è andato più a fondo, ed ha intervistato Sergio Marchionne su argomenti "spinosi" riguardanti operai, condizioni lavorative, vetture, stabilimenti e molto altro. Marchionne espone i suoi piani per il futuro in modo chiaro e preciso, cercando di esporre al meglio le sue idee e i piani per il futuro.

L'intervista è davvero interessante e articolata. Marchionne non usa mezzi termini quando gli vengono poste domande sull'operato della FIOM e sull'idea che si è voluta costruire intorno a Fiat durante il referendum per l'accordo su Mirafiori:


«la Fiom ha costruito un capolavoro mediatico, mistificando la realtà, ma ci è riuscita. Noi, che siamo presenti in tutto il mondo, con una forza di 245 mila persone, ebbene dal punto di vista culturale siamo stati una ciofeca, la più grande ciofeca, e la colpa è soltanto mia.
Vede, io sono convinto che le nostre ragioni sono ottime. Ma non sono riuscito a farle diventare ragioni di tutti. Mi sembrava chiaro: io lavoratore posso fare di più se mi impegno di più, guadagnando di più. E invece ha preso spazio la tesi opposta, l'entitlement, e cioè il diritto semplicemente ad avere, senza condividere il rischio. Ma questo va bene per uno statale, non per un'azienda privata che deve lottare sul mercato»



Per argomentare le ragioni del nuovo contratto, del suo pensiero e del suo operato, Marchionne fa riferimento all'anno 2004 quando arrivò per la prima volta in Fiat:

«Ricordo i primi 60 giorni dopo che ero arrivato qui, nel 2004: giravo tutti gli stabilimenti, e poi quando tornavo a Torino il sabato e la domenica andavo a Mirafiori, senza nessuno, per vedere quel che volevo io, le docce, gli spogliatoi, la mensa, i cessi. Cose obbrobriose, stia a sentirmi. 

Ho cambiato tutto: come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e a farli vivere in uno stabilimento così degradato? In più, la Fiat era tecnicamente fallita, se il fallimento significa non avere i soldi in casa per pagare i debiti. Perdevamo 2 milioni al giorno, non so se mi spiego. 

E invece sette anni dopo abbiamo ribaltato lo schema, l'animale è vivo, il patto che associa Fiat e lavoratori è vitale e va al di là del contratto in questione. C'era prima di me e oggi sappiamo che ci sarà dopo di me. Anzi tutta questa personalizzazione è fuorviante. Perché se Marchionne fosse il problema, basterebbe poco. Ma tolto Marchionne, il problema resta»


Alla domanda "spinosa" dove lo si accusa di essere non propriamente Italiano e preferire produrre in USA piuttosto che in Italia risponde così:

«Questa è la cosa che mi fa incazzare di più. "Manager canadese", è l'ultima di tutta una serie che arriva a dipingermi addirittura come anti-italiano, pur di minare la mia identità di manager. Io ho il passaporto italiano, esattamente come lei. Rispetto lo Stato, il Paese e soprattutto i lavoratori, perché credo sia giusto»



Inoltre Marchionne afferma che ha firmato questo accordo per l'Italia anche per sfida. A suo parere infatti è molto facile andarsene e investire altrove, oltre che più vantaggioso. Alla domanda riguardante le motivazioni di questa sua firma per l'accordo italiano afferma:

«Diciamo per la sfida-Italia. E badi che non voglio affatto far politica, sia chiaro, anzi credo che in questa vicenda ci sia stato un sovraccarico ideologico. Ma ecco il ragionamento che ho fatto. Fiat ha un privilegio rispetto ad altre aziende: ha un'alternativa, può produrre qui o in altri Paesi, dove vuole. Ma io sono convinto che se riusciamo a condividere l'obiettivo, possiamo cambiare l'azienda e renderla davvero competitiva. Ci sono strade più corte e più facili fuori dall'Italia. Ma io e John abbiamo deciso di prenderci la sfida, e non accettare il declino. Si può fare, dunque si deve fare»



Il numero uno di Fiat-Chrysler vorrebbe inoltre "recuperare" la parte di operai che hanno votato "no" al referendum per Mirafiori:

«Questo è il mio compito, e comincia adesso. Devo recuperarli, comunque abbiano votato, e portarli dentro il progetto. Ci sono due voti che mi preoccupano: quello di chi ha votato no su informazioni sbagliate e quello di chi ha votato sì per paura. Voglio convincerli, spiegare chi sono. E' impossibile che negli Usa dicano che gli ho salvato la pelle e qui la pelle vogliano farmela»



Marchionne spiega anche quali condizioni cambiano per gli operai e dei diritti costituzionali:

«Lei deve pensare che non siamo fessi, e nemmeno arroganti. Il contratto firmato contiene tutte le protezioni costituzionali. Le dico di più: io, Sergio Marchionne, non voglio togliere nulla di ciò che fa parte dei diritti dei lavoratori. Ma guardi che qui si parla d'altro: la Fiom è scesa in guerra non per i diritti, ma per il suo ruolo di minoranza bloccante, perché qui salta l'accordo interconfederale secondo cui chi non ha firmato beneficia delle protezioni del contratto senza mai impegnarsi a rispettarlo.

Un conto è parlarne da fuori, politicamente, un conto è parlarne in fabbrica. La rappresentanza, oggi un lavoratore su due a Mirafiori sceglie di non averla non iscrivendosi a nessun sindacato. Cambiano le pause, ma abbiamo fatto un gran lavoro per rendere meno pesante il lavoro in linea, e lo faremo ancora. Il no allo sciopero riguarda solo gli straordinari, è un obbligo contrattuale. Sulla malattia interveniamo solo sui picchi di assenteismo»


Infine viene posta la domanda che negli ultimi mesi ha ottenuto una risposta a senso unico: Alfa è in vendita? e i veicoli industriali?

«Fossi matto. E' roba nostra.  E l'arroganza tedesca, gliela raccomando. Quando volevo comprare Opel»



Sergio Marchionne conclude parlando del 2011, anno di transizione per Fiat ma con due nuovi modelli da cui si aspetta molto: Y e Panda. Il 2012 è l'anno del rilancio. Nel 2012 infatti è prevista una ripresa di mercato e Marchionne sta preparando "l'offensiva" del gruppo Fiat-Chrysler.


Riguardo Fiat e tutte le vicende che le ruotano intorno si è sempre parlato male negli ultimi tempi e questo è probabilmente dovuto agli avvenimenti "poco felici" degli anni '90 e dei relativi piani alti di Fiat. 

Oggi però va detto che l'Italia ha un amministratore delegato del calibro di Sergio Marchionne, che per carità può piacere e non piacere, ma non si può di certo dire non sia la prima persona al comando di Fiat a sapere il fatto suo, rispettare i piani, produrre nuovi modelli, investire in motori, pianali e tutto quello che un'azienda deve porsi come obiettivo. 

Cosa ancor più importante, ha rivitalizzato un'azienda morta nel 2004 quasi in mano a GM, con voci di cessioni riguardanti Alfa Romeo e di una possibile chiusura del brand Lancia in caso di mancata vendita. Quindi l'effettivo decadimento dell'industria automobilistica Italiana.
Da "questo" Marchionne ha fatto rinascere Fiat, con una nuova immagine in tutto il mondo e nuova mentalità, portandola ad essere il miglior costruttore in sud america e fra i migliori nel campo dei veicoli industriali e agricoli al mondo.

Solo in Italia non riusciamo ancora ad accettare questa grande realtà industriale, forse per pregiudizio o per modelli precedenti sbagliati, ed è questa la più grande sfida che Sergio Marchionne dovrà provare a vincere: convincere l'Italia.



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